Spedizioni sempre gratuite ed anonime

Con Amore

Le donne del Covid-19

Questa mattina scrollavo video su tik tok e sono incappata su un tik tocker che citava un articolo de Il Messaggero il cui titolo cita più o meno così: “Ansia e depressione da Covid, a risentirne di più sono le donne single”.

Poteva mai essere che le donne uscissero con relativa facilità da un situazione come il lockdown per il Covid-19? Giammai! 

Gli studi sono dell’Università di Torino, pubblicati di recente su diverse riviste scientifiche internazionali.

Il primo sostiene che il 69% degli italiani accusa sintomi di ansia, il 31% di depressione, il 20% riferisce sintomi da stress post-traumatico, che tendono ad aggravarsi nel tempo. 

Tra i soggetti più a rischio naturalmente le donne, (oltre ovviamente a coloro che sono entrati in contatto con pazienti Covid-19).

Il secondo studio, invece, è stato condotto su 145 operatori sanitari. Quelli nei reparti Covid riportano livelli molto più elevati di depressione e di stress post-traumatico rispetto a chi non è stato in contatto con pazienti infetti. 

In tutto questo l’essere donna e l’essere single sembra rappresentino fattori aggravanti di rischio per i sintomi depressivi, le donne in età avanzata, invece, rischiano maggiormente sintomi di stress post-traumatico. 

Ma non dimentichiamo che questa è solo una delle tante problematiche riscontrate dal genere femminile in questo 2020.

A tutto questo uniamo il gap che è stato evidenziato con lo smart-working, dove se non sei donna sigle, sei madre, e devi dividerti tra tra conference call, compiti di matematica o grammatica dei figli, la merenda del piccolo, l’aspirapolvere, il pranzo, la cena… 

Il lockdown ha esasperato la situazione, aumentando anche psicologicamente le barriere tra le donne e il lavoro. Da un lato, sono state più impegnate degli uomini nell’attività lavorativa (il 74% ha continuato a lavorare rispetto al 66% degli uomini). Dall’altro lato, con la chiusura delle scuole, hanno dovuto garantire la presenza al lavoro e al tempo stesso assistere i figli impegnati nella didattica a distanza, con un livello di stress elevatissimo.

Insomma, uno smart-working che è tutto fuorché smart.

Vogliamo in ultimo, ma non per ultimo, non menzionare le donne che nel lockdown hanno visto aumentare atti di violenza nei loro confronti?

5031 le telefonate valide al numero antiviolenza 1522. 

73% in più sullo stesso periodo del 2019.

2013 vittime che hanno chiesto aiuto.

Il 45% ha dichiarato il timore di morire.

E così il nido familiare, diventata un incubo, per troppe donne. L’ostacolo ancora più grande è stato ovviamente il non potersi allontanare liberamente da casa e fuggire. Di contro, il problema per i centri antiviolenza durante il lockdown, è stato di trovare delle strategie giuste per dare aiuto alle donne nonostante le normative vigenti.

Le donne rappresentano il 54% della popolazione mondiale, ed è per il 54% della popolazione che mancano ancora diritti fondamentali che invece sono concessi agli uomini. Sperare che il 2020 finisca e con lui la pandemia non serve, più utile sarebbero delle politiche mirate a quella parità di genere che con fatica riescono a farsi largo.

 

Per chi desidera visionare le ricerche menzionate
Il primo studio è stato pubblicato sul The Canadian Journal of Psychiatry,il secondo studio sul Journal of Evaluation in Clinical Practice,